Escort e prostituzione: la legge Merlin è conforme alla Costituzione

La Corte costituzionale il 5.3.2019 ha dichiarato non fondate le questioni sulla legge Merlin sollevate dalla Corte d’appello di Bari.

I difensori di Tarantini e Verdoscia al processo sulle ragazze trattate da merce sessuale, tra il 2008 e il 2009, per Silvio Berlusconi ,hanno chiesto di valutare l’incostituzionalità della legge Merlin nella parte in cui punisce chi recluta ragazze che, secondo loro, si prostituiscono per libera scelta, e questo in base al “principio della libertà di autodeterminazione sessuale, qualificabile come diritto inviolabile della persona umana, che potrebbe esprimersi anche nella scelta di offrire prestazioni sessuali verso corrispettivo”.

Per la Corte costituzionale non è in contrasto con la Costituzione la scelta di politica criminale operata con la legge Merlin, di considerare lecita la prostituzione e punire invece tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino.

Inoltre, la Corte ha ritenuto che il reato di favoreggiamento della prostituzione non contrasta con il principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale.

Lina Merlin, eletta nel PSI all’Assemblea costituente , protagonista della Commissione dei 75 (l’organismo che scrisse la Costituzione) aveva ottenuto l’inserimento delle parole “ di sesso” nel testo dell’articolo 3, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Prima donna ad essere eletta al Senato, ottenne che fosse tolta la denominazione “ fogli di n.n.” a chi non era riconosciuto dal padre alla nascita, e si impegnò da subito per cancellare la prostituzione di stato, sulla base del principio costituzionale della pari dignità di tutti i cittadini , che esclude fenomeni di soggezione, come quello in cui erano tenute le prostitute.

La Merlin sostenne nel dibattito parlamentare che l’articolo 3 della Costituzione prevede l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, l’articolo 32 considera la salute come fondamentale diritto dell’individuo e il secondo comma dell’articolo 41 dispone che un’attività economica non può essere svolta in modo da arrecare danno alla dignità umana

Nel 1948 in Italia c’erano oltre 700 le “case chiuse” ( denominazione che deriva dall’obbligo di tenere sempre le persiane ) e le condizioni di vita delle donne , oltre 3000, ben narrate nel romanzo , erano durissime. Le ragazze potevano uscire solo qualche ora,i turni superavano le dieci ore al giorno , era obbligatoria la schedatura e la visita sanitaria e i soldi dei clienti andavano in gran parte ai gestori delle case .

Il percorso di approvazione della legge Merlin fu assai difficile per i continui rinvii e le azioni di disturbo promosse dagli oppositori al provvedimento, espressione della cultura patriarcale molto diffusa . Non a caso, Indro Montanelli, in polemica con il provvedimento, in “Addio Wanda”, scrisse “E’ bastato in Italia un colpo di piccone alle case chiuse per far crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli: la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la loro più sicura garanzia”.

Ma dopo 10 anni, Il 20 febbraio 1958, laCamera dei Deputati approvò con 385 sì e 115 no la legge : la prostituzione di stato venne abolita, furono previsti come reati lo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione , mentre la prostituzione volontaria non fu configurata come reato , perché , affermò Lina Merlin “Io voglio vivere in un Paese di gente libera: libera anche di prostituirsi, purtroppo. Ma libera.”

Preme ricordare, nel dibattito sul fatto che prostituirsi è un lavoro come un altro quanto riferisce, in un’intervista a Resistenza Femminista , Rachel Moran , autrice di “Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione” ( Round Robin editore):” in Germaniaa alcune donne disoccupate hanno rischiato di perdere l’assegno di disoccupazione perché si rifiutavano di “lavorare” nei bordelli. C’è voluta una sentenza della Corte sociale federale tedesca per chiarire la questione. Tutto questo è accaduto come conseguenza diretta della regolamentazione che sancisce per legge che la prostituzione è un “lavoro” come un altro e come dice la tenutaria Tatiana Ulyanova: “Perché non dovrei cercare lavoratrici tramite il centro dell’impiego quando pago le tasse come tutti gli altri?”.

Pisa, Officine Garibaldi , 5.4.2019

Maria Pia Lessi

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