I principi fondamentali della Costituzione, parità-uguaglianza-lavoro-libertà

Intervento  dell’Avv. Maria Pia Lessi  all’iniziativa del 03.06.2010  presso il  Centro Donna di Livorno

Desidero premettere che il diritto e’ strumento spesso necessario ma mai sufficiente per il pensiero e le pratiche della differenza e della liberta’ femminile (cito il dibattito sempre ricco tra Ida Dominijanni e Luigi Ferraioli).
La mediazione giuridica e’ tutela (dall’habeas corpus, dagli eccessi polizieschi, dallo strapotere economico etc.) Ma non esaurisce i linguaggi e le forme della liberta’.
Proprio al Centro Donna qualche giorno fa Francesca Falco, giovane ricercatrice di relazioni internazionali, ci raccontava delle donne iraniane oppresse da un regime integralista che nelle loro case, sotto i veli, sfoggiano trucchi e abiti coloratissimi, conoscono 3 lingue, educano i figli e figlie con la cultura internazionale con cui sono in contatto tramite internet, coltivano i giardini pensili della tradizione persiana…..
E’ essenziale sapere che un altro mondo esiste ed e’ possibile anche nei luoghi e nei momenti di potere istituzionale piu’ ottuso…..
Apprezzo molto la proposta di Centro Donna di riparlare di Costituzione.
Non siamo le sole, in questo periodo a pensare di diffondere la conoscenza della Costituzione, della sua storia, dei suoi principi, il senso delle sue parole perche’ ( e inizio a citare la costituzionalista Lorenza Carlassare) “ non c’e’ liberta’ senza conoscenza. Non c’e’ democrazia senza partecipazione informata e consapevole”.
Proprio Lorenza Carlassare ha promosso in questo stesso periodo a Padova, con l’Universita’ e il Comune di quella citta’, la Scuola di Cultura Costituzionale con l’obiettivo di promuovere la conoscenza della Costituzione fra i giovani (anche attraverso il supporto agli insegnanti che ne curano la formazione) e i meno giovani per contribuire ad alimentare un dibattito cosciente, al di la’ della superficialita’ dei luoghi comuni, e fare in modo che la nostra democrazia possa vivere.
Visto che il mio e’ l’intervento di apertura con l’ art, 1 della Costituzione iniziero’ con ricordare il clima in cui la Costituzione e’ nata per poi leggere e provare a comprendere il senso di “ L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione (art.1)
La Costituzione nasce nel 1946 dalla storia e la sofferenza della guerra e del regime fascista che come altri regimi autoritari del 1900 (Germania di Hitler ma anche Spagna e Portogallo) aveva negato il valore della persona e i principi dello Stato nato dalla Rivoluzione Francese del 1789 di liberalismo, socialismo e democrazia.
Sappiamo che il pensiero dello Stato autoritario e’ il contrario della democrazia perche’ si fonda sull’idea base che i soggetti sono incapaci di autoregolarsi e di decidere; per questo vengono negati i diritti politici, la partecipazione e la liberta’, pericolosa per il regime.
Lo Stato Autoritario del novecento richiama le masse come fonte del potere del capo e non il diritto divino dei regimi antichi.
Lo Stato autoritario di Mussolini non e’ lo stato assoluto dell’ancien regime perche’ e’ uno stato popolare, fondato sulle masse, inteso “ a interpretarne i bisogni, a formarne la coscienza civile e morale”; la massa popolare infatti, spiegava Alfredo Rocco, e’ incapace “ di formare…. una propria volonta’, meno che mai di procedere ad una scelta di uomini” (Lorenza Carlassare “Diritti e garanzie nel riaffiorare dei modelli autoritari”).
“ Essenziale e’ il controllo forte (se non monopolio) dei mezzi d’informazione, la trasformazione della cultura in propaganda. L’attenzione per i mezzi nuovi, la radio in primo luogo e il cinema, la creazione di un apposito ministero (della cultura popolare) furono accompagnati da efficaci misure relative al mezzo piu’ tradizionale, la stampa. E’ importante ricordare come oltre ( e grazie) ai provvedimenti repressivi, il regime operi una trasformazione piu’ durevole e ammonitrice: non solo un cambiamento nella direzione dei maggiori quotidiani, ma un cambiamento della stessa proprieta’. Passano di mano la Stampa e il Corriere della Sera” (Ibidem).
“ Chiaro era per il fascismo il no al socialismo, alla democrazia, al liberalismo” (ibidem).
“ La maggioranza e’ sovrana, non sopporta limiti; il Capo, in quanto eletto dal popolo che gli ha trasferito la sovranita’, e’ necessariamente sovrano “ (ibidem).
“ Mussolini dice “ Tra le molte concezioni della rappresentanza (…) Una cosa sola va rigidamente affermata: che la massa dei cittadini intende che l’Assemblea eletta sia la piu’ capace a costituire un Governo (..) atto a risolvere nel modo piu’ rapido, fermo e univoco tutte le molteplici questioni che nella vita quotidiana si presentano, non impacciato da preventive compromissioni , non impedito da divieti insormontabili, non soffocato da dissidi, non viziato dall’origine da differenze ingenite di tendenze e di indirizzi”. E dunque l’elezione va intesa “ piu’ come atto di selezione del Ministero che come definizione della rappresentanza” destinata a un ruolo considerato “ del tutto secondario” (ibidem).
“ Le novita’ introdotte dal regime autoritario al sistema statutario toccarono, nel contempo, i diritti, la forma dello Stato e l’organizzazione del potere. Il ripudio dello stato di diritto va inseme al ripudio della sovranita’ popolare, sostituita dalla “ mobilitazione “ delle masse. In gioco e’, subito, la rappresentanza politica.
Il concetto di rappresentanza espresso da Mussolini e’ centrale nel pensiero del regime. Essendo le masse, incapaci di procedere alla scelta di uomini, spiegava Alfredo Rocco, e’ con la designazione del Gran Consiglio del fascismo che “ l’elezione del deputato puo’ dirsi compiuta, salva la condizione della ratifica del corpo elettorale” che non e’ dunque chiamato a scegliere, ma ad approvare la scelta gia’ compiuta dalla lista predisposta. L’elezione “ e’ ridotta percio’ ad una semplice espressione di consenso in confronto a un sistema di Governo.” Tuttavia , Rocco ci tiene a precisare subito. Per non creare equivoci “ non e’ in omaggio ad una supposta sovranita’ dell’elettore che si chiede il suo consenso(…) Ma per saggiare il suo stato d’animo , per mantenere cioe’ sempre meglio il contatto fra lo Stato e le masse” (ibidem)
Dal superamento di questo contesto, dopo una guerra sanguinosa, nasce la nostra Costituzione che all’art. 1 afferma “ la sovranita’ appartiene al popolo”.
“Appartiene” e non “ emana” perche’, come testimoniano gli atti della Costituente, il popolo non trasferisce ad altri la sovranita’ con le elezioni ma conserva il potere di incidere sull’azione di governo, sui progetti che vengono proposti e realizzati e di valutare la corrispondenza di questi ai propri orientamenti e aspettative.
E cosi’ la Costituzione Italiana, frutto dell’incontro tra pensiero cattolico (Democrazia Cristiana erede del Partito Popolare) idea socialista (partiti socialista e comunista) e radice liberale, prevede il principio base del costituzionalismo liberale nella limitazione del potere attraverso la divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, e due ulteriori contropoteri, la stampa libera e indipendente e la Corte Costituzionale, in modo che non venga esercitato in modo arbitrario.
Contropoteri, quindi come la libera informazione e la magistratura indipendente “L’attenzione, in Assemblea, era rivolta alla persona umana, al suo sviluppo, ai suoi diritti, che necessariamente richiede il ripristino del quadro ordinamentale indispensabile a realizzarla. In primo luogo il ripristino dello Stato di diritto e dei suoi principi- separazione dei poteri, eguaglianza, legalita’, subordinazione di governo e amministrazione alla “legge”, diritto di agire in giudizio. Magistratura indipendente. E dunque la ricostituzione delle strutture organizzative travolte dal regime, a cominciare da un Parlamento liberamente eletto, e la predisposizione di solide garanzie: una Costituzione di cui la maggioranza non possa disporre, un organo neutrale e indipendente, la Corte Costituzionale, a garantirla”.(ibidem)
E poi la Costituzione rigida, cioe’ modificabile con un procedimento aggravato (art. 138 Cost) che include le minoranze, per impedire alla maggioranza di disporre da sola della Costituzione e la Corte Costituzionale come garanzia di un organo in grado di controllare le leggi e dichiararle illegittime se contrarie ai principi.
La tentazione di rinunciare alla liberta’ in cambio del benessere e’ antica in Italia, tanto che gia’ nel 1898 Gaetano Arangio Ruiz nella “Storia Costituzionale del Regno d’Italia, a proposito del “ potere personale di Crispi” affermava : “ E’ un difetto della razza latina il non trovar salute fuori di un uomo, ed appunto percio’ e’ soggiaciuta a lungo e duro despotismo”
Abbiamo detto che la sovranita’ appartiene e non emana dal popolo.
Due domande sulla sovranita’ popolare
Chi e’ il popolo sovrano?
Di fronte al dato di fatto che gli italiani e le italiane per la prima volta chiamate al voto dopo il fascismo facevano la fila ai seggi mentre alle regionali del 2010 in 15 milioni non hanno votato (la partecipazione e’ scesa dall’87% nel 1994 all’81% nel 2008 alle elezioni politiche (3 punti in meno rispetto al 2006). Dal 75% nel 1994 al 70% nel 2009 alle europee ( 5 punti in meno rispetto al 2004). Infine dall’82% nel 1995 al 64% nel 2010 alle regionali (8 punti in meno rispetto al 2005). Insomma, a seconda delle elezioni, tra i 2 e oltre 3 (anzi quasi 4) persone su 10, ormai, non votano.)
Oggi con la questione degli immigrati (del “ voto “ nelle elezioni amministrative o politiche), l’interrogativo sulla composizione del “demos” e’ di nuovo aperto, cosi’ come lo era stato fino al 1946 per le donne e, prima, per gli analfabeti e per chi non raggiungeva il livello di “ censo” stabilito come condizione per l’elettorato.
E’ il popolo non il corpo elettorale il sovrano….
Come si esercita la sovranita’?
Il Costituzionalista Carlo Esposito parla di esercizio della sovranita’ attraverso il diritto di associarsi, di iscriversi ai partiti per influire sulla linea politica, di riunirsi e discutere gli atti dei governanti, di manifestare il dissenso in ogni forma, in primo luogo attraverso la libera stampa. I cittadini sono il popolo. Non e’ “ popolo” solo il corpo elettorale; e ciascuno di essi esercita la propria sovranita’ mediante i diritti, senza i quali nemmeno il giorno delle elezioni eserciterebbe un effettivo potere. Le liberta’ (in particolare la manifestazione del pensiero) sono infatti presupposti indispensabili per una cosciente partecipazione politica e, consentono ai cittadini la pubblica critica e il controllo, evitano che gli istituti rappresentativi si riducano a una mera finzione.” Presupposti indispensabili sono anche i diritti sociali (all’istituzione in primo luogo, alla tutela della salute, a una situazione economica dignitosa considerati da tutti precondizioni della democrazia”. (Ibidem)
Riprendo infine il tema del superamento dei regimi autoritari da cui siamo partiti per riaffermare il valore della cultura come condizione indispensabile per la vita dello stato democratico sulla intuizione di Lorenza Carlassare.
Scrive Lorenza Carlassare art. 9 della Costituzione : “ Il valore della cultura, il valore dell’istruzione, il valore della scuola per la democrazia sono essenziali. Le stesse ingiustizie della storia lo insegnano: negare il voto agli analfabeti era ingiusto, pero’ in qualche modo era razionale. Vorrei far comprendere bene quello che dico. Chi non sa leggere, non sa scrivere, e’ completamente all’oscuro di cio’ che avviene, del contesto istituzionale, politico, economico, non e’ in grado di formarsi un giudizio, non partecipa al dibattito politico, va a votare alla cieca, e non esprime una volota’ cosciente. Se non si rida’ dignita’ alla suola, in primo luogo stanziando i fondi necessari al suo finanziamento, alladignita’ dell’insegnante alla sua cultura personale che poi deve trasmettere, per poter avere i libri indispensabili a tenersi aggiornato, la democrazia scade paurosamente. Il voto negato agli analfabeti e’ importante, va ricordato sempre, va rinfacciato a tutti per l’amara verita’ che esprime, per cio’ che significa e cio’ che comporta. Noi che siamo ( e vogliamo essere) un paese democratico dobbiamo far si’ non solo che gli analfabeti non ci siano, ma che la cultura si diffonda in modo sufficiente affinche’ tutti siano in grado di “ partecipare” (confr. Lorenza Carlassare “Le parole della Costituzione- la cultura dei valori e le nuove riflessioni”).
Nella relazione di Mussolini gia’ menzionata, il segretario generale del GUF Carlo Scorza (11.07.1931) segnala che “ le masse universitarie non sono ancora quali il Duce le vuole”, indicando fra le cause di questa incompiuta fascistizzazione il fatto che l’azione del partito “ non riesce a combattere la perniciosa azione non fascista, afascista ed antifascista dei professori avversi al regime”La soluzione che ha in mente e’ drastica e bene espressa dal quesito che ritiene di dover porre “ modestamente” a proposito delle conferenze: “ sono essere veramente indispensabili?” a suo avviso infatti il Duce e il regime non hanno bisogno di cervelli polemici che si smarriscono dietro astruserie” ma di “ cuori che sappiano… resistere anche alla piu’ rodente eresia del dubbio. Il pensiero critico e’ del tutto bandito” (ibidem)
“ E la cultura giuridica? Anche questa ha un ruolo decisivo e gravi responsabilita’. Ci ricorda Alexis de Tocqueville che “ a fianco di un desposta che comanda, si ritrova sempre un giurista che legalizza e da’ sistema alle volonta’ arbitrarie e incoerenti del primo” I re “ sanno costringere momentaneamente gli uomini ad obbedire…. i giuristi possiedono l’arte di piegarli, quasi volontariamente, ad un’obbedienza durevole” . E dove queste due forze s’incontrano, si stabilisce un dispotismo che lascia appena respirare l’umanita’.

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